Oggetto: Re: Metodologia per la definizione del tempo necessario alla produzione manoscritta di una bibbia nel medioevo
Data: Wed, 9 Jan 2019 17:00:23 +0100
Mittente: Alessandro Barbero <alessandro.barbero@uniupo.it>
A: davide molina <molinadiphone@gmail.com>
Caro Molina,
il punto è che si tratta di stime indicative e non necessariamente contraddittorie fra loro, perché "quanto tempo ci voleva per copiare una Bibbia" non è una domanda a cui esista una sola e unica risposta.
Lei cosa risponderebbe a chi le chiedesse "quanto tempo ci vuole oggi per costruire una casa?".
Immagino che risponderebbe: be', ma dipende! Da quanto è grande la casa, da quanta gente ci lavora, da quanta fretta c'è...
In ogni caso, è del tutto evidente è che non dobbiamo immaginare necessariamente un singolo monaco che copia un'intera Bibbia.
I codici erano fatti di fascicoli separati che si cucivano alla fine, per cui era perfettamente possibile che diversi scribi lavorassero contemporaneamente a una sola Bibbia (non mi sono mai interessato della cosa, e quindi non so se sono state fatte statistiche sulle Bibbie medievali esistenti, per vedere quante di loro presentano mani diverse).
Poi bisogna vedere qual è il formato, e soprattutto se ci sono miniature o no; nulla di strano quindi che un esemplare potesse essere prodotto in un anno, e un altro richiederne tre.
Se poi qualcuno, per un qualsiasi motivo grave, avesse avuto motivo di produrre una Bibbia molto in fretta, disponendo di una manodopera illimitata avrebbe potuto produrla anche in una settimana; è chiaro che si tratterebbe di un'emergenza e non del modo di lavorare normale.
Molti anni fa ho letto che quando Carlo Magno ordinò ai monaci di S. Martino di Tours, sotto la direzione di Alcuino, di produrre in serie esemplari della Bibbia, il monastero ne produceva due all'anno; devo supporre che fossero esemplari particolarmente curati e miniati.
Insomma bisogna abituarsi all'idea che non tutte le domande hanno una e una sola risposta.
D'altra parte, sa, Gutenberg avrà anche stampato 200 Bibbie nel corso della sua vita, ma se ci si accontentava di edizioni meno lussuose un tipografo di fine Quattrocento poteva benissimo tirarne mille in pochi mesi...
Un cordiale saluto,
Alessandro Barbero
Oggetto: Metodologia per la definizione del tempo necessario alla produzione manoscritta di una bibbia nel medioevo
Data: 8 Jan 2019 22:30
Mittente: davide molina <molinadiphone@gmail.com>
A: Alessandro Barbero <alessandro.barbero@uniupo.it>
Buona sera dottor Barbero
Perdoni se la disturbo ma non conosco persona più indicata di lei per torgliermi un piccolo dubbio, e cioè la metodologia utilizzata per affermare che un copista medievale impiegava un determinato periodo di tempo a copiare un testo.
Seguo quando posso le sue interessanti conferenze ed i clips su youtube che le riguardano (fantastico media, se solo fosse usato in maniera più responsabile!)
Recentemente, in occasione della lettura dell’ultimo libro di Federico Rampini, ho trovato una sua affermazione relativamente al fatto che prima di Gutenberg ci volessero 3 anni per “copiare” una bibbia.
Rampini cita poi nel suo testo il libro di Ian Goldin e Chris Kurtana “nuova età dell’oro” (presentato al festival di Sarzana cui anche lei ha partecipato lo scorso settembre) che a sua volta cita anch’esso Gutenberg e la velocizzazione della copia della bibbia, ma indicando un dato diverso.
Ricordo all’inizio degli anni ‘80 una conferenza di Eco che presentava agli studenti del liceo classico il suo “il nome della rosa”: secondo lui il tempo necessario a copiare una bibbia era un anno.
Cercando su google ho trovato entrambi i risultati (perdoni, le chiedo di leggere la mia email a Rampini qui allegata dove riassumo i passi della mia ricerca e provo ad avanzare un’ipotesi che spieghi la ragione di due dati cosi diversi)
Rampini mi ha promesso di ricercare la fonte da cui ha tratto la sua affermazione, ma più che altro sarei interessato a conoscere la metodologia seguita.
Se avrà la cortesia di rispondermi gliene sarò grato.
Cortesi saluti
Davide Molina
Via panza 18 San Salvatore monferrato (AL)
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Segue la mia risposta con una considerazione sull'asimmetria temporale dei dati caricati sul web:
Oggetto: Re: Metodologia per la definizione del tempo necessario alla produzione manoscritta di una bibbia nel medioevo
Data: Wed, 9 Jan 2019 20:09:32 +0100
Mittente: Davide <molinadiphone@gmail.com>
A: Alessandro Barbero <alessandro.barbero@uniupo.it>
Gentile dott. Barbero,
grazie mille per la sua chiarificante email in risposta al mio quesito!
Trattandosi, come lei mi conferma, di "un prodotto" eterogeneo, le stime sui tempi di produzione di "una bibbia" possono effettivamente esser diverse, pur essendo tutte corrette.
Le confesso che avendo trovato - sia nei due testi da me citati che nella breve ricerca effettuata su google - solo due dati, e cioe' "un anno" e "tre anni", mi sono chiesto "ma perche' non due anni"!
Il caso da lei ricordato, Carlo magno che ordina ai monaci di S.Martino di Tours una serie di esemplari di Bibbie e l'affermazione che in tale monastero ne venivano prodotte due copie all'anno, non solo risponde alla mia domanda, ma mi fa pensare che "i big data" alla base degli attuali motori di ricerca siano "temporalmente asimmetrici".
Con cio' intendo dire che rispetto al totale dell'informazione disponibile all'umanita' nelle sue varie forme, tradizionali come libri e documenti, stampati o manoscritti, od in forma digitale, l'opera massiccia di digitalizzazione intrapresa negli ultimi anni ha dato precedenza all'attualita', forse perche' piu' facile da trattare e reperire.
Le aziende big della Silicon Valley stanno cercando di convincerci che oramai il processo di consultazione e ricerca effettuato con metodi tradizionale (in cui ci si sporca le dita per intenderci) sia cosa superata e soprattutto poco funzionale: l'indicizzazione dei database e l'intelligenza artificiale come supporto al processo di ricerca su media digitali permettono si di abbattere i tempi necessari ad effettuare un'indagine ma, proprio perche' non utilizzano un campione statistico "bilanciato e rappresentativo" seppur numericamente vastissimo, si corre il rischio di subire dei condizionamenti (i "bias").
La sensazione volontariamente diffusa dai big (una gentile "moral suasion" per usare un termine alla moda) e' che oramai il web contenga un campione estremamente significativo dello scibile umano, per cui tanto vale limitare qui le ricerche ( cosi' contribuendo all'aumento della dimensione dei big data ed al profitto che ne traggono senza contropartita).
In questa direzione vanno operazioni molto pubblicizzate, come la completa digitalizzazione della biblioteca del congresso a Washington (158 milioni di documenti), la creazione e l'attuazione del "project Ocean" (google libri e le scansioni dei documenti conservati nelle principali biblioteche nazionali), la digitalizzazione dei cataloghi dei documenti da parte praticamente di ogni biblioteca ed archivio pubblico o privato.
Il rumore cosi' generato dalla diffusione di tali sensazioni nell'opinione pubblica copre le poche - e corrette - critiche che vorrebbero distinguere le due metodologie.
Perdoni questa lunga digressione e grazie ancora per la sua disponibilita' .
Ancora complimenti e buona serata!
Davide Molina
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