Contatore visite

martedì 28 marzo 2023

Elenco emails scambiate con giornalisti, scrittori e ricercatori


--------

7 settembre 2021   Scambio emails con Luca Sofri (direttore Huffpost) circa l'effetto "mondegreen" / "balussi"

1 giugno 2021       Monica Colpi risponde alla mia domanda "quando un buco nero è investito da un'onda gravitazionale, vibra?"

28 maggio 2021    Michele Punturo risponde alla mia domanda: "quando un buco nero è investito da un'onda gravitazionale, vibra?"

24 febbraio 2021   Risposta del fisico Stephen Webb - autore di "Se l'universo brulica di alieni, dove sono tutti quanti?" - alla mia email dove contestavo due punti della soluzione da lui prospettata al paradosso di fermi

-------

1 settembre 2020   Risposta di Piergiorgio Odifreddi alle mie perplessità sul limite della somma "+1-1+1-1+1 ..."

18 aprile 2020        Risposta di David Quammen alla mia email in cui facevo notare un errore circa il metodo per ottenere un indicatore nella versione italiana di "Spillover"

11 febbraio 2020    Risposta di Raffaele Leone - direttore di Focus - alla mia email circa due piccole inesattezze apparse sul numero 328 ed un paio di commenti

28 gennaio 2020      Risposta di Alberto Pace - IT/DSS Group Leader e Director, CERN School of Computing - alla presentazione del mio progetto per lo sviluppo di un nuovo tipo di algoritmi di compressione dati basato sull'analisi del cloud

24 gennaio 2020      Risposta Tullio Basaglia - CERN Scientific Information Service (RCS-SIS-LB) Library Section leader - alla presentazione del mio progetto per gestione degli hyperlinks contenuti nelle sezioni note di molti libri oggi in commercio nella versione stampata.

-------

13 dicembre 2019    Risposta di Raffaele Leone - direttore di Focus - alla mia email circa focus n 326 pag 96 "felicità vo' cercando"

30 ottobre 2019        Risposta di Raffaele Leone - direttore di Focus - alla mia email circa l'articolo sulle caratteristiche pedomorfiche dei cani contemporanei

23  ottobre 2019      email ricevuta dall'ingegnere aerospaziale Amalia Ercoli Finzi in merito alla mia segnalazione sulla storia della cagnetta Laika

1 ottobre 2019          Contatto Valter Tucci in merito a quanto affermato su articolo Panorama e gli propongo mio progetto algoritmi di compressione

18 settembre 2019    Risposta Odifreddi alla presentazione del mio progetto di algoritmi di compressione

2 settembre 2019      Valter Tucci risponde alla mia richiesta di chiarimento sul gene recessivo di Pingelab

26 agosto 2019          Email a Marco Tamietto

16 agosto 2019          Carlo Rovelli risponde alle mie domande su "libero arbitrio" e ragionevolezza ipotesi alla base del mio progetto algoritmi di compressione.

30 giugno 2019         Raffaele Leone direttore di Focus mi ringrazia per la segnalazione di un errore ed annuncia la correzione sul numero che esce alla fine di luglio

6 giugno 2019           Federico Rampini risponde alla mia segnalazione di una imprecisione contenuta dal testo "Da dove ripartire!" e chiede autorizzazione ad utilizzare il mio commento nel suo blog su Repubblica

6 maggio 2019          Email a Dean Buonomano circa imprecisione nel testo "your brain is a time machine"

9 gennaio 2019          Risposta Alessandro Barbero alla mia richiesta indicazioni sui tempi di realizzazione copia bibbia manoscritta prima dell'avvento della stampa.

4 gennaio 2019          Risposta Stefano Moriggi alla mia richiesta documentazione su cui si è basato suo intervento all'evento Focus Live di novembre a Milano 

3 gennaio 2019          Federico rampini risponde alle mie note sul suo nuovo libro “Quando inizia la nostra storia”

------

29 ottobre 2018         Ian Goldin risponde al mio progetto relativo alla gestione degli hyperlinks nella sezione note

14 ottobre 2018        Risposta di Ian Goldin alla mia segnalazione imprecisione nella traduzione italiana del suo testo “Nuova età dell’oro”.

30 giugno 2018        email inviata a Beau Lotto su imprecisione contenuta nel suo testo "Percezioni".

22 marzo 2018         Federico Rampini mi ringrazia per correzione suo testo "Le linee rosse"

-------

4 novembre 2016     risposta di Massimo Gramellini alla mia lettera sull'aristocrazia

17 febbario 1997      progetto presentato all'Istituto Geografico DeAgostini  per la realizzazione di un'enciclopedia su internet

Carlo Rovelli risponde alla mia domanda su possibili conseguenze dell'ipotesi buchi bianchi


Oggetto: Re: Ancora una curiosità: mi perdoni!!!
Data: Sun, 12 Mar 2023 16:40:43 -0400
Mittente: carlo rovelli <rovelli.carlo@gmail.com>
A: Davide Molina Iphone <molinadiphone@gmail.com>

A meno che la gravità a tali dimensioni agisca in modo differente sembrerebbe che i buchi bianchi possano dar luogo ad aggregazioni come sfere “rigide” la cui dimensione sia pari a quella dell’orizzonte (l’energia residua potrebbe non esser sufficiente per esercitare un effetto repulsivo).

Buona domanda.   Non so la risposta.

La seconda domanda riguarda il destino dell’informazione: dopo il salto quantico l’informazione è ancora al sicuro dentro il buco bianco e viene emessa in lunghissimo tempo grazie all’energia residua: è - almeno in via teorica - possibile pensare di poterla recuperare per ottenere informazioni su periodi antichissimi, quali ad es il periodo in cui i buchi neri primordiali si sono formati?

Il linea di principio si.   Ma per ora non abbiamo ancora misurato nulla !

c



Oggetto: Ancora una curiosità: mi perdoni!!!
Data: Sun, 12 Mar 2023 14:00:31 +0100
Mittente: Davide Molina Iphone <molinadiphone@gmail.com>
A: carlo rovelli <rovelli.carlo@gmail.com>

Gentile Professore,
ancora una volta grazie mille per la risposta che ha dato alle mie domande lo scorso lunedì in occasione della presentazione del suo nuovo libro al teatro Piccolo a Milano!

Riflettendo sul contenuto di “buchi bianchi” mi sono posto alcune domande nuove:

A meno che la distribuzione dei buchi neri primordiali fosse uniforme - e sappiamo che così non è stato - credo sia inevitabile che prima o poi alcuni buchi bianchi (cui questi ultimi daranno luogo dopo aver raggiunto dimensioni alle quali gli effetti quantistici si fanno sentire), pur se di dimensione infinitesima, finiranno per risentire degli effetti gravitazionali reciproci, e potrebbero forse finire per dar luogo ad un fenomeno di coalescenza (come succede ai buchi neri).

Ma sebbene all’esterno dell’orizzonte gli effetti gravitazionali non cambino con il salto quantico, nulla di proveniente dall’esterno può superarne l’orizzonte.

A meno che la gravità a tali dimensioni agisca in modo differente sembrerebbe che i buchi bianchi possano dar luogo ad aggregazioni come sfere “rigide” la cui dimensione sia pari a quella dell’orizzonte (l’energia residua potrebbe non esser sufficiente per esercitare un effetto repulsivo).

Possibile o sbaglio qualche premessa?


La seconda domanda riguarda il destino dell’informazione: dopo il salto quantico l’informazione è ancora al sicuro dentro il buco bianco e viene emessa in lunghissimo tempo grazie all’energia residua: è - almeno in via teorica - possibile pensare di poterla recuperare per ottenere informazioni su periodi antichissimi, quali ad es il periodo in cui i buchi neri primordiali si sono formati?

Lisa Randall risponde alla mia osservazione circa la capacità del cervello: it is not conceivable that the religious half of the brain and the scientific one can be activated simultaneously

Oggetto: Re: Your wonderfull book and a note on the possibility a brain could be splitted in 2 parts, one atheist and one religious, both of them able to think at the same time.
Data: Wed, 25 Jan 2023 08:40:44 -0500
Mittente: Lisa Randall <randall@g.harvard.edu>
A: Davide Molina Iphone <molinadiphone@gmail.com>, randall@physics.harvard.edu

Hello

I'm glad you enjoyed the book. I take your point and probably should not have used the word "simultaneously." But the basic point still holds, no?

In any case enjoy your visit to CERN


best, Professor Randall


Oggetto: Your wonderfull book and a note on the possibility a brain could be splitted in 2 parts, one atheist and one religious, both of them able to think at the same time.
Data: Tue, 24 Jan 2023 23:56:29 +0100
Mittente: Davide Molina Iphone <molinadiphone@gmail.com>
A: randall@physics.harvard.edu


Dear Ms Lisa Randall,
i m an Italian guy reader of your book titled “knocking on heaven’s door”:

very interesting and very well written!

on Saturday next week I have an invitation (did by Ms Paola Catapano) to visit the Cern in Geneva, and access to the LHC caverns where the experiments (CMB, Atlas etc) are located, exploiting the winter pause of the runs.

So your book is very usefull to me, givin some general information on what I ll see (and helpin me to avoid make bad impression 🙂)

In the meanwhile, I would like to report something it sound me may be incorrect in your text

In the end of chapter III I read:

“… it is not conceivable that the religious half of the brain and the scientific one can be activated simultaneously…”

I am an atheist, however I believe that this statement of yours contradicts the condition of those who have undergone a callosotomy, as described by the neuroscientist V.S. Ramachandran

See the TEd where he tell ab a patient who one part of whose brain turned out to be an atheist while the other was a believer (“Split brain with one half atheist and one half theist”) at the following link:

https://www.youtube.com/watch?v=PFJPtVRlI64

The consciousness is still a mistery, and theories like Orch-Or (Penrose Hammeroff) or the integrated information theory (Tononi) aren’t yet able to give a right interpretation of the phenomena.

Nevertheless, it seams our brain could contain different consciousness that could be joined in one (different personalities?) that a surgery could be able to separate and leave them decide in contrast the one with the otherones.

Some nice description you can find in the book “the case against the reality, how evolution hid the truth” by Donald Hoffman

I hope I haven't disturbed you with my email.

  Thanks again for the wonderful book & my best regards!

Davide Molina

venerdì 8 luglio 2022

Michele Punturo risponde alla mia domanda: "quando un buco nero è investito da un'onda gravitazionale, vibra?"

 

Oggetto: RE: Quando un buco nero è investito da un'onda gravitazionale, vibra?
Data: Fri, 28 May 2021 20:14:08 +0200
Mittente: Michele Punturo <michele.punturo@pg.infn.it>
Organizzazione: INFN Perugia
A: 'Davide Molina' <molinadiphone@gmail.com>

Buonasera

In primis è una domanda complessa la cui soluzione richiederebbe una complessità matematica al di sopra delle mie capacità. Da buon sperimentale, provo a semplificare la risposta:

1)      I buchi neri vibrano? Si, lo prevede la teoria della relatività generale (GR): quando abbiamo la coalescenza di due buchi neri questi formano un oggetto compatto, che crediamo essere un altro buco nero. Secondo la GR questo buco nero si libera dell’energia in eccesso tramite l’emissione di onde gravitazionali con un “pattern” in frequenza ben preciso, chiamato modi quasi-normali. Questa è la segnatura che gli attuali rivelatori di onde gravitazionali ricercano per capire se l’oggetto risultante è effettivamente un buco nero così come previsto dalla GR

2)      Cos’è la vibrazione di un buco nero? È la vibrazione del tessuto spazio-temporale (e la cosa è affascinante, perché lo spazio-tempo si comporta –quasi- come un mezzo elastico)

3)       Cosa succede quando una onda gravitazionale incontra un buco nero? Nulla di speciale fuori dall’orizzonte degli eventi, l’onda aggiunge la sua “poca” curvatura oscillante allo spazio tempo fortemente curvato dal buco nero. Casomai è il buco nero che influenza l’onda, piegandola e causando una lente gravitazionale. Alcuni calcoli sono stati fatti anche sullo scattering di onde gravitazionali in zone fortemente curvate di spazio tempo, ma al momento non conosco molti lavori sull’argomento. Dentro l’orizzonte degli eventi … non lo sappiamo, perché come ha detto lei, la GR ci impedisce di avere messaggi dall’interno dell’orizzonte degli eventi, ma non mi aspetto gran ché dato che la curvatura data dall’onda è trascurabile dalla curvatura statica del buco nero. Quello che non mi aspetto è che un’onda gravitazionali generi o scopri una singolarità nuda .

 Spero che le mie risposte abbiano soddisfatto la sua curiosità

               Cordiali Saluti

                            Michele Punturo

 

From: Davide Molina <molinadiphone@gmail.com>
Sent: Friday, May 28, 2021 2:49 PM
To: michele.punturo@pg.infn.it
Subject: Quando un buco nero è investito da un'onda gravitazionale, vibra?

 Buon giorno dott. Michele,

mi perdoni, ho avuto il suo indirizzo email da Paola Catapano in merito ad una richiesta che le avevo rivolto circa la reazione dei buchi neri alla collisione con un'onda gravitazionale.

Sappiamo che essi "ingoiano" (anche) le onde gravitazionali: la porzione del fronte di queste ultime che attraversa l'orizzonte degli eventi viene compressa - a causa dell'estrema dilatazione temporale ("mass inflaction") - e precipita insieme alla materia ed al gas verso la singolarità senza generare effetti su ciò che è fuori dall'orizzonte.

Ecco la mia domanda: "quando un buco nero è investito da un'onda gravitazionale, vibra?"

Ed ecco il motivo che mi ha spinto a farla: un'onda gravitazionale si propaga attraverso il tessuto dello spazio tempo.
La singolarità al centro di un buco nero, sempre che essa esista, me la immagino come un pozzo gravitazionale, uno "strappo" in quel tessuto.
Qualcosa cioè che mi è difficile immaginare come possa vibrare.

Qualora a vibrare fosse soltanto ciò che sta intorno alla singolarità, avremmo una contrazione asimmetrica della distanza di una parte dell’orizzonte degli eventi dalla singolarità rispetto a quella opposta: qualcosa che credo non sia lecito avvenga in quanto, qualora le dimensioni del buco nero fossero estremamante piccole e la vibrazione abbastanza ampia, si rischierebbe di osservare una singolarità sbalzata fuori dall’orizzonte, una singolarità nuda.

Sbaglio a pensare che la singolarità sia in qualche modo "disancorata" dal tessuto dello spazio tempo?

In tal caso come potrebbe "vibrare"?
Se dovesse esser riscontrata una vibrazione, non sarebbe forse un segno che la singolarità così come viene descritta nel modello di Vladimir Belinski, Isaak Chalatnikov ed Evgenij Lifsic non possa esistere?

La ringrazio anticipatamente se vorrà soddisfare questa mia curiosità, e le porgo i miei saluti!

Davide Molina

Via Panza 18 - 15046 San Salvatore M.to (AL) - ITALY
mobile, whatsapp, viber, wechat  (+39) 338 611 7831

https://davidemolinapersonale.blogspot.com/



-------- Messaggio Inoltrato --------

Oggetto:

Re: Mi porto dietro una curiosità sin dalla tua presentazione del 22 aprile

Data:

Fri, 28 May 2021 12:25:59 +0000

Mittente:

Paola Catapano <Paola.Catapano@cern.ch>

A:

Davide Molina <molinadiphone@gmail.com>



ciao Davide,

grazie per la fedeltà e la curiosità!


Potresti provare con Michele Punturo michele.punturo@pg.infn.it e Monica Colpi monica.colpi@unimib.it

o anche provato a girare la tua domanda a mio figlio Alberto Rolandi che fa il PhD in fisica teorica a Unige, se mi risponde ti girerò la sua risposta.

A presto e fammi sapere se troverai la risposta che ti soddisfa dai miei scienziati di cui sopra

Paola



On 28 May 2021, at 09:43, Davide Molina <molinadiphone@gmail.com> wrote:

Ciao Paola,
come stai? Spero tutto bene!

Ho prenotato il tuo libro sulle onde gravitazionali, e dovrebbe arrivarmi la prox settimana.

Mi porto dietro una curiosità sin dalla tua presentazione del 22 aprile (https://www.facebook.com/textused/videos/307587764111039): probabilmente la domanda che avevo fatto a Coccia è stata fraintesa nella sua sostanza, fatto sta che ho provato a formularla ad altri fisici e non ho ottenuto una risposta chiara.

I buchi neri "ingoiano" (anche) le onde gravitazionali.
La porzione di fronte di queste ultime che attraversa l'orizzonte degli eventi viene compressa a causa dell'estrema dilatazione temporale ("mass inflaction") e precipita con materia e gas verso la singolarità senza generare effetti su ciò che è fuori dall'orizzonte (tralasciamo per semplicità la radiazione di Hawkins).

Ecco la mia domanda: "quando un buco nero è investito da un'onda gravitazionale, vibra?"

Ed ecco il motivo che mi ha spinto a farla: un'onda gravitazionale si propaga attraverso il tessuto dello spazio tempo.
La singolarità al centro di un buco nero, sempre che essa esista, me la immagino come un pozzo gravitazionale, uno "strappo" in quel tessuto.
Qualcosa cioè che mi è difficile immaginare come possa vibrare.

Qualora a vibrare fosse soltanto ciò che sta intorno alla singolarità, avremmo una contrazione asimmetrica della distanza di una parte dell’orizzonte degli eventi dalla singolarità rispetto a quella opposta: qualcosa che credo non sia lecito avvenga in quanto, qualora le dimensioni del buco nero fossero estremamante piccole e la vibrazione abbastanza ampia, si rischierebbe di osservare una singolarità sbalzata fuori dall’orizzonte, una singolarità nuda.

Sbaglio a pensare che la singolarità sia in qualche modo "disancorata" dal tessuto dello spazio tempo?

Kip Thorne sostiene che "tutto sia soggetto a vibrazione" (a causa della natura quantistica): questa affermazione tuttavia non ci informa se le onde gravitazionali inducano loro stesse una vibrazione aggiuntiva ai buchi neri.

Catalina Curceanu (INFN di Frascati), che ho interpellato in proposito, è possibilista: ritiene che le onde gravitazionali possano far vibrare i buchi neri più grossi, ma su quelli minuscoli (e la possibilità di osservare una singolarità nuda) non si è espressa.

Stefano, figlio di un caro amico e concittadino, è attualmente deputy director for theory al Santa Cruz institute for particle physics, ed ha firmato un interessante articolo su ArXiv relativo a microscopici buchi neri all'interno di stelle di neutroni: https://arxiv.org/pdf/2105.06504.pdf

Mi scrive: "gravitational waves per definizione non disturbano la geometria di buchi neri. Si propagano lungo null geodescis, come i fotoni, quindi al passaggio da un black hole vengono deflesse, o assorbite se attraversano l'event horizon.
Gravitational waves sono perturbazioni molto "piccole" di spacetime".
Ne deduco che ritenga non ci sia vibrazione indotta dalle onde gravitazionali.

Ecco perché ho pensato di rivolgermi a te: avrai senz'altro i contatti giusti contatti per farmi avere una risposta.

Ti faccio ancora i miei complimenti e ti ringrazio per la tua disponibilità che già mi hai dato in passato.

Un abbraccio!

Davide

Davide Molina

Monica Colpi risponde alla mia domanda: "quando un buco nero è investito da un'onda gravitazionale, vibra?"

 

Oggetto: Re: quando un buco nero è investito da un'onda gravitazionale, vibra?
Data: Tue, 1 Jun 2021 13:30:07 +0200
Mittente: Monica Colpi <monica.colpi@unimib.it>
A: Davide Molina <molinadiphone@gmail.com>

caro Davide,
ho consultato anche Paolo Pani (per essere sicura di non affermare cose inesatte) 
siamo giunti a questo prima considerazione e ritenuto interessante la tua domanda.

La risposta breve e' sicuramente SI': un buco nero vibra quando investito da un'onda gravitazionale.
Un buco nero vibra per ogni tipo di perturbazione che deforma lo spazio tempo, e le GW trasportano energia e impulso quindi deformano lo spaziotempo come altre sorgenti quali masse in caduta libera.

Quello che vibra e' tutto lo spaziotempo nelle vicinanze dell'orizzonte, non solo l'orizzonte stesso. vibrerà anche la parte interna all'orizzonte, magari fino alla singolarita', ma comunque le
vibrazioni interne rimangono confinate dentro l'orizzonte (non potrebbe essere altrimenti visto che niente puo' uscire).
Quindi, per quanto riguarda i modi (quasinormali) di vibrazione del buco nero, bisogna immaginarseli come delle eccitazioni dello spaziotempo *fuori* dall'orizzonte stesso.

In questi giorni si stanno accumulando moltissime duties  ma ritornero' alla tua email con piu' attenzione a fine giugno.
Intanto ecco un "centesimo" di informazione!

un caro saluto
Monica

Monica Colpi
Professor
University of Milano Bicocca
Department of Physics G. Occhialini
Piazza della Scienza 3
I 20126, Milano, Italy
+39 02 6448 2357


Oggetto: quando un buco nero è investito da un'onda gravitazionale, vibra?
Data: Fri, 28 May 2021 14:51:33 +0200
Mittente: Davide Molina <molinadiphone@gmail.com>
A: monica.colpi@unimib.it

Buon giorno dott.sa Monica,
mi perdoni, ho avuto il suo indirizzo email da Paola Catapano in merito ad una richiesta che le avevo rivolto circa la reazione dei buchi neri alla collisione con un'onda gravitazionale.

Sappiamo che essi "ingoiano" (anche) le onde gravitazionali: la porzione del fronte di queste ultime che attraversa l'orizzonte degli eventi viene compressa - a causa dell'estrema dilatazione temporale ("mass inflaction") - e precipita insieme alla materia ed al gas verso la singolarità senza generare effetti su ciò che è fuori dall'orizzonte.

Ecco la mia domanda: "quando un buco nero è investito da un'onda gravitazionale, vibra?"

Ed ecco il motivo che mi ha spinto a farla: un'onda gravitazionale si propaga attraverso il tessuto dello spazio tempo.
La singolarità al centro di un buco nero, sempre che essa esista, me la immagino come un pozzo gravitazionale, uno "strappo" in quel tessuto.
Qualcosa cioè che mi è difficile immaginare come possa vibrare.

Qualora a vibrare fosse soltanto ciò che sta intorno alla singolarità, avremmo una contrazione asimmetrica della distanza di una parte dell’orizzonte degli eventi dalla singolarità rispetto a quella opposta: qualcosa che credo non sia lecito avvenga in quanto, qualora le dimensioni del buco nero fossero estremamente piccole e la vibrazione abbastanza ampia, si rischierebbe di osservare una singolarità sbalzata fuori dall’orizzonte, una singolarità nuda.

Sbaglio a pensare che la singolarità sia in qualche modo "disancorata" dal tessuto dello spazio tempo?

In tal caso come potrebbe "vibrare"?
Se dovesse esser riscontrata una vibrazione, non sarebbe forse un segno che la singolarità così come viene descritta nel modello di Vladimir Belinski, Isaak Chalatnikov ed Evgenij Lifsic non possa esistere?

La ringrazio anticipatamente se vorrà soddisfare questa mia curiosità, e le porgo i miei saluti!

Davide Molina


-------- Messaggio Inoltrato --------
Oggetto: Re: Mi porto dietro una curiosità sin dalla tua presentazione del 22 aprile
Data: Fri, 28 May 2021 12:25:59 +0000
Mittente: Paola Catapano <Paola.Catapano@cern.ch>
A: Davide Molina <molinadiphone@gmail.com>


ciao Davide,

grazie per la fedeltà e la curiosità!


Potresti provare con Michele Punturo michele.punturo@pg.infn.it e Monica Colpi monica.colpi@unimib.it

o anche provato a girare la tua domanda a mio figlio Alberto Rolandi che fa il PhD in fisica teorica a Unige, se mi risponde ti girerò la sua risposta.

A presto e fammi sapere se troverai la risposta che ti soddisfa dai miei scienziati di cui sopra

Paola


On 28 May 2021, at 09:43, Davide Molina <molinadiphone@gmail.com> wrote:

Ciao Paola,
come stai? Spero tutto bene!

Ho prenotato il tuo libro sulle onde gravitazionali, e dovrebbe arrivarmi la prox settimana.

Mi porto dietro una curiosità sin dalla tua presentazione del 22 aprile (https://www.facebook.com/textused/videos/307587764111039): probabilmente la domanda che avevo fatto a Coccia è stata fraintesa nella sua sostanza, fatto sta che ho provato a formularla ad altri fisici e non ho ottenuto una risposta chiara.

I buchi neri "ingoiano" (anche) le onde gravitazionali.
La porzione di fronte di queste ultime che attraversa l'orizzonte degli eventi viene compressa a causa dell'estrema dilatazione temporale ("mass inflaction") e precipita con materia e gas verso la singolarità senza generare effetti su ciò che è fuori dall'orizzonte (tralasciamo per semplicità la radiazione di Hawkins).

Ecco la mia domanda: "quando un buco nero è investito da un'onda gravitazionale, vibra?"

Ed ecco il motivo che mi ha spinto a farla: un'onda gravitazionale si propaga attraverso il tessuto dello spazio tempo.
La singolarità al centro di un buco nero, sempre che essa esista, me la immagino come un pozzo gravitazionale, uno "strappo" in quel tessuto.
Qualcosa cioè che mi è difficile immaginare come possa vibrare.

Qualora a vibrare fosse soltanto ciò che sta intorno alla singolarità, avremmo una contrazione asimmetrica della distanza di una parte dell’orizzonte degli eventi dalla singolarità rispetto a quella opposta: qualcosa che credo non sia lecito avvenga in quanto, qualora le dimensioni del buco nero fossero estremamante piccole e la vibrazione abbastanza ampia, si rischierebbe di osservare una singolarità sbalzata fuori dall’orizzonte, una singolarità nuda.

Sbaglio a pensare che la singolarità sia in qualche modo "disancorata" dal tessuto dello spazio tempo?

Kip Thorne sostiene che "tutto sia soggetto a vibrazione" (a causa della natura quantistica): questa affermazione tuttavia non ci informa se le onde gravitazionali inducano loro stesse una vibrazione aggiuntiva ai buchi neri.

Catalina Curceanu (INFN di Frascati), che ho interpellato in proposito, è possibilista: ritiene che le onde gravitazionali possano far vibrare i buchi neri più grossi, ma su quelli minuscoli (e la possibilità di osservare una singolarità nuda) non si è espressa.

Stefano, figlio di un caro amico e concittadino, è attualmente deputy director for theory al Santa Cruz institute for particle physics, ed ha firmato un interessante articolo su ArXiv relativo a microscopici buchi neri all'interno di stelle di neutroni: https://arxiv.org/pdf/2105.06504.pdf

Mi scrive: "gravitational waves per definizione non disturbano la geometria di buchi neri. Si propagano lungo null geodescis, come i fotoni, quindi al passaggio da un black hole vengono deflesse, o assorbite se attraversano l'event horizon.
Gravitational waves sono perturbazioni molto "piccole" di spacetime".
Ne deduco che ritenga non ci sia vibrazione indotta dalle onde gravitazionali.

Ecco perché ho pensato di rivolgermi a te: avrai senz'altro i contatti giusti contatti per farmi avere una risposta.

Ti faccio ancora i miei complimenti e ti ringrazio per la tua disponibilità che già mi hai dato in passato.

Un abbraccio!

Davide

Davide Molina
Via Panza 18 - 15046 San Salvatore M.to (AL) - ITALY
mobile, whatsapp, viber, wechat (+39) 338 611 7831
https://davidemolinapersonale.blogspot.com/





giovedì 7 luglio 2022

Scambio emails con Luca Sofri (direttore Huffpost) circa l'effetto "mondegreen" / "balussi"

 

Oggetto: Re: PEM, "mondegreen" e neuroscienze. Dean Buonomano.
Data: Tue, 7 Sep 2021 15:59:36 +0200
Mittente: Luca Sofri <sofri@ilpost.it>
A: Davide Molina <molinadiphone@gmail.com>


Grazie, troppa grazia!
Conosco le cose di Sacks, ma non Buonomano.
Qui trovi alcune delle cosette che ne ho scritto anni fa: https://www.wittgenstein.it/tag/mondegreen/
Ciao, grazie ancora. L.



Oggetto: Re: PEM, "mondegreen" e neuroscienze. Dean Buonomano.
Data: Tue, 7 Sep 2021 16:34:56 +0200
Mittente: Davide Molina <molinadiphone@gmail.com>
A: Luca Sofri <sofri@ilpost.it>
Buon giorno Luca,

due righe a complemento di quanto ho cercato di dirle ieri sera a PEM circa il fenomeno del "mondegreen", nel caso particolare da lei citato l'errata sostituzione di uno o più termini in una canzone ascoltata con parole omofone (si tratta di una illusione permanente, che cioè non viene smentita da successivi riascolti, i quali addirittura contribusicono a confermarla come veridica).

L'origine del termine "mondegreen" è da ricercarsi nel contenuto di un verso appartenente alla raccolta di poesie di Thomas Percy "Reliques Of Ancient English Poetry".
La scrittrice Sylvia Wright ricorda, ai tempi in cui era bambina, la propria madre leggerle di frequente alcuni estratti di tale raccolta, e di aver sempre creduto che il verso "... and lady Mondegreen ..." recitasse "... and laid him on the green ..."; stupita per questo fraintendimento persistente scrisse nel 1954 un saggio intitolato "La morte di lady Mondegreen" coniando il termine di cui stiamo trattando. (https://it.wikipedia.org/wiki/Mondegreen)

Già il famoso neurologo Oliver Sacks, autore di parecchi saggi sulle forme di pareidolia quale ad es. "l'uomo che scambio sua moglie per un cappello", aveva trattato del mondegreen. (https://it.wikipedia.org/wiki/Pareidolia)

Più di recente è diventato argomento di studio nell'ambito delle neuroscienze, in particolar relativamente al tema del "timing".

Dean Buonomano (https://en.wikipedia.org/wiki/Dean_Buonomano), docente di Neurobiologia e Psicologia all’UCLA - l'Università della California e Los Angeles - è uno dei principali teorici della "neurobiologia del tempo"; autore del saggio "Il tuo cervello è una macchina del tempo", pubblicato in Italia nel 2019 da Bollati  e Boringhieri, ne dedica una parte all'argomento del mondegreen.


Argomenta Buonomano:

"...Il senso del tempo, cioè il modo in cui percepiamo lo scorrere del tempo, non è un senso come gli altri, tipo la vista o l'udito: non disponiamo di un organo specifico del tempo in quanto non ne esistono recettori.
Il tempo non è una proprietà fisica come la luce o la pressione delle molecole d'aria, ciò nonostante percepiamo un flusso del tempo, lo sentiamo scorrere..."

Schemi del tempo.
Nelle conversazioni il cervello misura la durata di ogni sillaba e di ogni pausa, insieme al ritmo complessivo del flusso di suoni.
I fonemi costituiscono il repertorio di suoni utilizzato in ciascuna lingua, e non sempre sono identificabili con le lettere dell'alfabeto in uso: c-cibo <> c-carta!
Il significato di una frase è spesso desunto dall'ordine dei fonemi all'interno di una successione di parole; talvolta tuttavia sorgono ambiguità quali ad esempio "Gray eyes" <> "Gray ties", oppure  "Marco ha detto: il capo è un incapace" <> "Marco, ha detto il capo, è un incapace".
Le ambiguità possono a loro volta esser chiarite da altre dimensioni del linguaggio quali la durata delle sillabe, l'intonazione, l'accento o le pause (vedi l'esempio di Marco e il suo capo).

Circa la velocità ecco un esempio chiarificante: la frase "the hostess greeted the girl with a smile" se velocizzata può venir interpretata in modo completamente diverso, cosicchè non sarà la ragazza ad esser salutata con un sorriso dalla hostess, ma "girl with a smile" viene tenuto insieme e si pensa sia la ragazza a sorridere.

Il MONDEGREEN per Buonomano è un effetto della velocità. 

Le canzoni talora devono forzare le parole per adattarle al ritmo, cambiarne la normale velocità di recitazione.
Capita allora che si canticchi usando le parole sbagliate inserendo inconsciamente al posto di quelle corrette altre parole la cui velocità di recitazione sia maggiormente simile a quella richiesta dal ritmo della canzone.

La maggior parte di coloro che hanno ascoltato "Purple Haze" di Jimi Hendrix ne hanno travisato il testo:
"excuse me while i kiss the sky " diventa " excuse me while I kiss this guy".

I tempi sono poi importanti anche relativamente ai singoli fonemi: "p" e "b" si distinguono in base al tempo di inizio della sonorità (voice onset time): il ritardo tra il rilascio esplosivo dell'aria dalla bocca e la vibrazione corde vocali, "b" anticipa "p" di circa 10 millisecondi.
Il nostro sistema uditivo è quindi in grado di misurare tempi di quest'ordine di grandezza!

Altro fenomeno che può provocare il mondegreen è la "prosodia" (qui ci spostiamo in termini temporali dai decimi di secondo al secondo): l'intonazione e la distribuzione dei tempi insieme alla velocità comunicano diverse emozioni.
"E' stata una bella idea" può esser intesa in modi diversi a seconda dell'intonazione, e, cosa stupefacente!, trascende la comprensione della lingua nella quale la frase è espressa: anche se non capiamo le parole interpretiamo lo stato d'animo di chi le pronuncia!

Un altro argomento collegato è quello della "comicità", che si basa quasi completamente su "ciò che è inatteso", qualcosa che non ci aspettiamo. ma deve assolutamente arrivare nel momento giusto.
Il nostro cervello compila in modo continuativo previsioni su quello che deve accadere e soprattutto quando: l'inaspettata battuta finale deve cadere in una finestra temporale, altrimenti non viene percepita comecomica.

Questi "arnesi di comunicazione" non sono innati nel nostro cervello, ed infatti i fraintendimenti originali che danno origine al mondegreen si verificano più spesso nel periodo dell'infanzia.
Pensiamo al "mammese" (il baby talking): parlando con i bambini gli adulti istintivamente rallentano il ritmo delle parole.
Come succede a chi ha imparato una lingua da adulto, i bambini capiscono meglio una prosodia rallentata.

Insomma, i cervelli dei parlanti e degli ascoltatori devono risolvere un sofisticato insieme di problemi temporali.

Il tempo sta al riconoscimento del linguaggio e della musica come lo spazio al riconoscimento visivo degli oggetti: vediamo perchè.
Il riconoscimento di un volto è essenzialmente un problema spaziale: le informazioni pertinenti sono contenute nelle relazioni spaziali tra gli elementi del disegno.
Rivestono un'importanza enorme le gerarchie: le informazioni di basso livello - quali le curve - devono essere integrate in un'immagine unificata.
Un cerchio è un cerchio, ma due coppie di cerchi concentrici relativaamente vicini possono esser interpretati come occhi, se iscritti un un cerchio più grande questo può esser interpretato come un volto, e così via (faccio ancora riferimento al saggio di Sacks "l'uomo che scambiò sua moglie per un cappello": un deficit gli impediva di interpretare correttamente le gerarchie di immagini che vedeva).

Succede la stessa cosa per la musica: ma mentre gli elementi di un disegno sono "contemporaneamente" sul pezzo di carta, il linguaggio e la musica richiedono una memoria del passato.
Cioè comprendiamo il significato di una parola soltanto quando abbiamo finito di sentirla!

Il codice morse è un esempio di come il cervello processi gli schemi temporali.
E' un tipo di linguaggio dove non ci sono toni diversi: una stessa nota viene ripetuta con durata diversa (120/1000 di secondo per i punti e 360/1000 per le linee) e con intervalli tra l'una e l'altra di diversa durata (360/1000 di secondo tra le lettere e 840/1000 tra le diverse parole).
Per imparare ad usare il morse è indispensabile rallentare i tempi, come succede nel "mammese".

Un test sul grado di allenamento a distinguere tra intervalli di durata pari a 100/1000 secondi ha rivelato un fatto inatteso; pur non avendo ancora identificato il meccanismo con cui il cervello misuri il tempo, sappiamo che per intervalli inferiori al secondo non esista un "cronometro generale".
Con l'allenamento è sì possibile migliorare l'abilità ad identificarne la durata, ma solo relativamente agli specifici intervalli di tempo su cui ci si allena.
I musicisti professionisti presentano una performance migliore pari ad un circa 20% in più rispetto a chi non lo sia.

Altrettanto importante è la capacità di "tenere il tempo".
La musica èpresente in ogni cultura umana (vedi Oliver Sacks "musicofilia"), e chiave della musica è l'accento, il "battere".
Il cervello umano abbiamo detto essere una macchina predittiva: infatti tendiamo a battere il tempo (tenere il tempo).
E da notare come non si battia il tempo "in risposta", ma si sia costretti ad anticipare l'esecuzione di alcune centinaia di millisecondi al fine di sincronizzare i movimenti del corpo; altrimenti saremmo in ritardo!

Pochissimi animali possiedono questa capacità, e spesso diventano - loro malgrado! - stars di Youtube.
I video di youtube sull'argomento sono forse legati all'effetto "clever-Hans", così chiamato a causa del famoso cavallo Hans che si esibiva alla fine dell'800 "contando" (risolvendo semplici operazioni).
Il proprietario chiedeva al cavallo "8x5" ed il cavallo batteva lo zoccolo il numero corretto di volte: talvolta anche se a pronunciare la domanda non era direttamente il proprietario.
Il fenomeno fu studiato a lungo sino a quando uno psicologo decise di nascondere il proprietario dietro una tenda.

Ad imitazione di Hans, è probabile che tutte queste piccole creature abbiano imparato a cogliere segnali involontari provenienti dai loro padroni.
Snowball, il famoso cacatua bianco star di youtube, sottoposto ad esperimenti ha dimostrato di saper prevedere gli accenti.
Le scimmie possono imparare a riprodurre un singolo intervallo delimitato da due segnali sonori, ma non riescono a svolgere compiti semplici di sincronizzazione.

Perchè, ci si è chiesto, cani, scimmie ed altri animali non ne sono in grado mentre gli uccelli si?
E' sorta così l'Ipotesi dell' "apprendimento vocale".
La maggioranza dei mammiferi comunica per gridi, ululati e versi che sono comportamenti innati, un insieme limitatissimo di "parole".

Alcuni animali invece imparano vocalizzi con l'esperienza: tra loro alcuni uccelli, le balene e gli elefanti (insieme ai pappagalli naturalmente).
Apprendimento vocale -> il cervello ascolta ed escogita un modo per riprodurre i suoni tramite corde vocali o muscoli orali: si tratta di cooperazione tra i centri uditivo e motorio nel cervello.
La stessa cosa succede circa la capacità di muoversi in sincronia con stimolo uditivo periodico.
Gli stessi circuiti cerebrali usati per imparare la comunicazione vocale sono alla base dell'azione di seguire il ritmo di una canzone.

Il linguaggio e la musica costringono il cervello a creare incessantemente aspettative su ciò che sta per avvenire: lo costringono a comportarsi come una macchina del tempo.

Nel caso degli uccelli canori, questi imparano i canti in una certa fase dello sviluppo: l'apprendimento deve avvenire all'interno di una precisa fase evolutiva.
Cantando si attiva una catena di neuroni (o gruppi di neuroni) A->B->C->D e questi loop richiedono un tempo preciso che può esser utilizzato dal cervello per contare il tempo.
Raffreddando l'HVC rallenta il ritmo del canto anche del 40%.

E' ciò che succede anche agli individui della nostra specie: è possibile imparare a parlare solo in una certa fase della nostra infanzia, trascorsa la quale l'occasione è persa.
Più tardi, sostiene Sacks, aree assegnate a questa funzione dall'evoluzione, se non utilizzate, vengono deputate ad altri compiti ("vedere voci", Oliver Sacks).


Mi fermo qui altrimenti ci sarebbe da parlarne ancora a lungo.

Un'ultima cosa: abbiamo un ottimo neuroscienziato italiano che ha curato in passato uno special issue sul timing dove ha partecipato Dean (https://royalsocietypublishing.org/toc/rstb/2014/369/1637).
Si tratta di Valter Tucci, autore di "I geni del male",  Senior Group Leader - Neurobehavioural Genetics Group NBT - IIT

Spero di non averla annoiata!

Cortesi saluti!

Davide Molina





 

Qualche domanda ad Odifreddi circa il concetto di infinito relativo all’universo

 

Oggetto: Re: Due curiosità nate dal suo intervento al festival della comunicazione di Camogli ieri sera
Data: Mon, 13 Sep 2021 10:31:05 +0200
Mittente: Piergiorgio Odifreddi <piergiorgio.odifreddi@gmail.com>
A: Davide Molina Iphone <molinadiphone@gmail.com>

caro davide,
grazie della mail, e mille scuse per il ritardo nella risposta, ma il festival è stato intenso. 

sulle convenzioni dei numeri, ho scritto a lungo nel mio libro "il museo dei numeri". il motivo per cui 10.000 può essere più naturale di 1000, è che è il quadrato di 100, e molte civiltà agli inizi contavano per 100, appunto. 

sulla forma ipersferica dell'universo, naturalmente si tratta di approssimazioni, che non tengono conto in particolare dell'inflazione.

anche sugli argomenti legati all'esplosione combinatoria delle copie (degli stati dell'universo, o dei libri di una biblioteca) ho parlato nel "museo dei numeri". in una conferenza, non si può far altro che dare spunti o cenni, e sono contento che qualcuno ne trovi, come lei. 😊

a proposito di alfred, l'ho appena sentito per mail. 

a presto, per ora, e buona settimana!

pg

Oggetto: Due curiosità nate dal suo intervento al festival della comunicazione di Camogli ieri sera
Data: Fri, 10 Sep 2021 12:27:13 +0200
Mittente: Davide Molina Iphone <molinadiphone@gmail.com>
A: Piergiorgio Odifreddi <piergiorgio.odifreddi@gmail.com>

Buon giorno Sig. Piergiorgio,
complimenti per il suo intervento di ieri sera a Camogli, che ha suscitato in me un paio di curiosità.
Avrei voluto manifestargliele subito al termine, quando le ho portato i saluti di Alfredo Pasin, tuttavia l’ora era tarda e c’era parecchia gente che desiderava incontrarla dietro di me.

Eccole!

Al ginnasio abbiamo imparato come il numero maggiore cui i greci avevano assegnato un nome fosse μυριη, e cioè 10.000.  Tale termine indicava anche - in generale - una moltitudine la cui numerosità fosse difficile da stabilire.
Sorprendentemente - almeno per me - anche in una civiltà agli antipodi usa questa quantità “limite”: il Giappone con il temine “man”.
Negli anni 90 e primissimi anni 2000, quando mi sono trovato per lavoro in questo paese, la conversione dei prezzi locali nella nostra vecchia valuta era semplice: 
Go-man = 5x10.000 che al tempo equivaleva al nostro milione di lire.
La traduzione letterale del termine corrispondente a penna è “10.000 anni che scrive”, mi rivelò un cliente.

Non ho idea se il 10.000 compaia come cifra limite anche in cinese o altre culture orientali, ma visto quanto lei ha affermato (la difficoltà a raffigurarsi quantità oltre il 10x10) sarei curioso di sapere perché 10.000 (il volume di un 4-cubo?) potrebbe esser caratteristica comune alle diverse civiltà (noi abbiamo poi adottato la tradizione romana della M)


La seconda curiosità riguarda il concetto di infinito relativo all’universo.
Correttamente lei ha indicato il “nostro” universo come una 4sfera.
Poi quando ha indicato il fondo a microonde (rappresentazione della superficie interna della sfera che limita il campo visibile a circa 400.000 anni dal BB, periodo in cui la temperatura dell’universo è diminuita a sufficienza per consentire ai fotoni di sfuggire ed iniziare la loro corsa verso di noi) se ho capito bene ha sostenuto che “esista un’altra 4sfera dello stesso volume che ha questo punto in comune”.

In realtà gli studi sul fondo a microonde condotti a partire dai risultati del satellite cobe ha dato modo di dare una prima conferma all’ipotesi dell’inflazione - senza la quale non sapremmo fornire una spiegazione al “problema della piattezza” ed a quello “dell’orizzonte” (uniformità del fondo a microonde in regioni lontanissime).

In tal caso le 4-sfere con in comune il punto in cui è avvenuto il BB rispetto al nostro “universo osservabile” (cui ha riferito i valori relativi alla numerosità di stelle e galassie) risultano in numero infinito (l’inflazione eterna di Alex Vilenkin e gli studi di Alan Guth e Max Tegmark sui multiversi)

Ne consegue l’infinità dello spazio e paradossalmente la presenza di nostre copie (date dal fatto che le combinazioni possibili tra gli elementi fondamentali sono numerosissime ma “finite”, dunque ad un certo punto si devono per forza “replicarsi”) ad una distanza minima da noi calcolabile con una tetrazione:
la più vicina si trova a 10^10^118 moltiplicato per il diametro dell’universo osservabile pari a 10^27 metri da noi (10^118 numero massimo di protoni che il ns universo può contenere ad una temperatura inferiore a 10^8 in base al principio di esclusione di Pauli).
Oggi - ad es al Gran Sasso - si cerca di verificare se il principio di esclusione possa esser violato (studi condotti da una amica che io ed Alfredo abbiamo in comune): pertanto è stata realizzata una stima basata sul principio olografico, e cioè  una distanza massima in 10^10^124 dalla nostra copia più vicina.

Dunque l’infinito compare non solo nella dimensione totale dello spazio, ma anche nel numero delle nostre copie.

Ho capito male io?

Grazie e ancora complimenti!

Davide Molina

Richiesta a Kip Thorne circa la possibilità che Gargantua contenga una singolarità di Kerr

 

Oggetto: Re: in falling and out flying singularity to explain why the Interstellar's hero doesn't die once inside of the event orizon: why not imaging to cross a kerr newman circular singularity?
Data: Sat, 23 Oct 2021 12:07:58 -0700
Mittente: KIP THORNE <kipst@icloud.com>
A: Davide Molina <molinadiphone@gmail.com>

The ring singularity, if it exists, is beyond the two not so destructive singularities.
- and it probably does not exist (the ring singularity) because the entire character of the black hole interior is likely changed to non-Kerr beyond the not so destructive singularities


Oggetto: in falling and out flying singularity to explain why the Interstellar's hero doesn't die once inside of the event orizon: why not imaging to cross a kerr newman circular singularity?
Data: Fri, 22 Oct 2021 17:50:38 +0200
Mittente: Davide Molina <molinadiphone@gmail.com>
A: KIP THORNE <kipst@icloud.com>

Dear Mr Kip,
I had the occasion to follow your discussion with Brian Cox on last oct 12th and remained with a curiosity.
Close to the end, you remembered the 2 singularity which could result "not so destructive" as forces doesn't reach "infinity" intensity before hitting the hero of interstellar movie.

Why, being Gargantua a rotating very old BH, you don't consider the possibility he cross the kerr newman ring singularity?

Some of your collegues suppose it is possible to pass through the center of the ring and reach a new universe or something similar to a wormhole.

Just curious to know your opinion on!

Thank you & have a nice day!

Davide Molinaa

Scambio di emails con Stephen Webb circa la capacità di JWST di indagare nell'infrarosso oggetti di interesse per il programma SETI

 

Oggetto: Re: one more question!
Data: Mon, 28 Feb 2022 12:35:05 +0000
Mittente: Stephen Webb <stephen.x.webb@port.ac.uk>
A: Davide Molina <molinadiphone@gmail.com>

Hi Davide,

JWST is sensitive to wavelengths in the range 0.6 - 28.3 microns (i.e. visible through to near/mid infrared). So I suspect the main contribution of JWST to exobiology will be the search for biomarkers in exoplanetary atmospheres (and, just possibly, technosignatures via artificially produced atmospheric gases - although that is a real long shot). This isn't SETI, of course, but it is the sort of science that will get approved, and it does bear directly on the broader question of life in the universe.

I suspect any SETI activity will have to piggy-back on observations made for other scientific reasons. In other words, combing through the data and looking for anomalies that might suggest the presence of a technosignature. But that will all take place in the observational range 0.6 - 28.3 microns, because those are the design limits of the four JWST science instruments.  

Best wishes,
Stephen

--
Stephen Webb BSc PhD MInstP CPhys SFHEA
DCQE
University of Portsmouth
PO1 2EG

T: 02392 845865



Oggetto: one more question!
Data: Mon, 28 Feb 2022 13:13:56 +0100
Mittente: Davide Molina <molinadiphone@gmail.com>
A: Stephen Webb <stephen.x.webb@port.ac.uk>

Hi Stephen
one more question (forgive me!)

Again, regarding the search of infrared emissions that could be related to the presence of a kind of Dyson sphere.

You wrote that SETI members limited the search range to 10 micron as wavelenght (corresponding ab 200/300 kelvin temperature), but, you added, may be a CET is able to exploit the energy released by a star so that emissions result just few degrees over the CMB, so indistinguishable from CMB.

My question is:
what could be the minimum kelvin temperature (or wavelenght value) JWST will be able to detect usefull for the SETI future search?
In your opinion SETI researchers will keep as lower limit 10 micron or it will be reduced?

Thank you again for considering my questions!

Ciao!

Davide


 

Oggetto: Re: looking for email address of Prof. Stephen Webb, the author of "If the Universe Is Teeming with Aliens ... WHERE IS EVERYBODY?"
Data: Sun, 27 Feb 2022 12:41:02 +0000
Mittente: Stephen Webb <stephen.x.webb@port.ac.uk>
A: Davide Molina Iphone <molinadiphone@gmail.com>

Hi Davide,

Hope you are well during these troubling times. World news has been grim pretty much non-stop since 2020!

About JWST - absolutely, it could be used directly for this purpose. Whether it will be, though, is a different matter: astronomers have to bid for time on JWST, and there are many things that astronomers want to study! SETI won't be seen as a priority. So we'll have to wait and see...

Best wishes,
Stephen
 

Oggetto: Re: looking for email address of Prof. Stephen Webb, the author of "If the Universe Is Teeming with Aliens ... WHERE IS EVERYBODY?"
Data: Sun, 27 Feb 2022 12:22:18 +0100
Mittente: Davide Molina Iphone <molinadiphone@gmail.com>
A: Stephen Webb <stephen.x.webb@port.ac.uk>

Hi Stephen,
How are you doin’ so far?

I’m writing you again after almost one year to ask a question regarding the JWT & SETI.

I read in your book ab the attempts in finding Dyson spheres or Fermi bubbles, specially referred to Jason Wright satellite databases analisys.

So I m curious to know if JWT, once active, could be usefull for this purpose, not only as an additional source of database to be investigate, but also to be used directly by SETI researchers to be pointed toward areas of interest.

Of couse I m not speaking ab the simple investigation of esoplanets and their atmosphere to find signs of live.

Thank you & best regards!
Ciao!

Davide

Chiedo a Carlo Rovelli dove vada a finire la materia attirata dai buchi bianchi se questi possono solo emetterla

 

Oggetto: Re: effetti gravitazionali di un buco bianco; cosa succede alla materia attirata dal buco bianco verso il proprio orizzonte?
Data: Thu, 28 Apr 2022 06:48:41 -0400
Mittente: carlo rovelli <rovelli.carlo@gmail.com>
A: Davide Molina <molinadiphone@gmail.com>

Per un osservatore lontano, la materia che cade verso un buco bianco si accumula subito fuori.
(Questo è esattamente quello che vede anche un osservatore che osservi materia cadere verso un buco nero).
 Poi si scontra contro la materia che prima o poi esce dal buco bianco.
Ma il tempo sull'orizzonte è estremamente contratto, quindi per la materia stessa, nel suo tempo, tutto questo avviene molto rapidamente.

----------------------------------------------------------
prof carlo rovelli 
centre de physique théorique de luminy, marseille france,
perimeter institute, waterloo, canada.
rotman institute of philosophy, london ontario.
+1 519 318 9065, +39 348 22 51 583, +33 6 14 59 38 85
crovelli@uwo.carovelli.carlo@gmail.com.
----------------------------------------------------------
 


Oggetto: effetti gravitazionali di un buco bianco; cosa succede alla materia attirata dal buco bianco verso il proprio orizzonte?
Data: Thu, 28 Apr 2022 12:08:21 +0200
Mittente: Davide Molina <molinadiphone@gmail.com>
A: carlo rovelli <rovelli.carlo@gmail.com>

Buon giorno Prof Rovelli,
ho da poco finito di leggere il suo libro "relatività generale" dove negli ultimi capitoli viene trattata la soluzione alle equazioni di Einstein che prevede la possibile esistenza dei buchi bianchi.

Nell'articolo comparso su Focus di questo mese (a firma di Andrea Parlangeli) è riportata la sua seguente affermazione:

"... dall'esterno un buco bianco è come un buco nero ed attira gli oggetti che gli sono intorno; ma mentre l'orizzonte di un buco nero può esser attraversato solo in entrata, quello di un buco bianco può esser attraversato solo in uscita..."

Mi chiedo a questo punto dove vada a finire la materia che viene attirata dalla gravità verso l'orizzonte del buco bianco.
Poiché mi sembra inverosimile che si impili nei suoi pressi, in qualche modo dovrà esser espulsa (magari trasformata in energia) anche per effetto della pressione dovuta alle continue emissioni provenienti dall'interno dell'orizzonte del buco bianco.

La ringrazio se vorrà chiarire questa mia piccola curiosità!

Cortesi saluti!

Davide Molina

--

Scambio di emails con Luciano Rezzolla relativa all'ipotesi collapsar quale fornitore principale di oro nel nostro universo

 

Oggetto: Re: "L'irresistibile attrazione della gravità" pg 264 "fusione Terra-Luna tra 65 miliardi di anni" Ma la Luna si sta allontanando dalla Terra e ne abbiamo prove scientifiche!
Data: Thu, 23 Jun 2022 06:08:20 +0200
Mittente: Prof. Dr. Luciano Rezzolla <rezzolla@itp.uni-frankfurt.de>
A: Davide Molina <molinadiphone@gmail.com>

Buongiorno Dott. Molina,

il lavoro di Just suggerisce che collapsar possano considerate come sorgenti *addizionali* di elementi pesanti e non come le sorgenti principali. Ovviamente Just e collaboratori spingono per questa ipotesi che pero' io - ed il resto della comunità' - considero come una possibilita' estrema piuttosto che una spiegazione convincente per spiegare l'abbondanza di elementi pesanti nell'universo.

Cordiali saluti,

Luciano Rezzolla


Oggetto: Re: "L'irresistibile attrazione della gravità" pg 264 "fusione Terra-Luna tra 65 miliardi di anni" Ma la Luna si sta allontanando dalla Terra e ne abbiamo prove scientifiche!
Data: Wed, 22 Jun 2022 10:51:56 +0200
Mittente: Davide Molina <molinadiphone@gmail.com>
A: Prof. Dr. Luciano Rezzolla <rezzolla@itp.uni-frankfurt.de>
Buon giorno dott. Rezzolla,
grazie mille per la sua risposta ed il suo chiarimento!

Dopo aver letto il suo libro non posso che concordare con lei su quanto afferma, e cioè che la quantità di materia persa nel momento del collasso in buco nero di una stella di grandi dimensioni sia limitata rispetto ad eventi quali una supernova o la fusione di due stelle di neutroni.

Tuttavia le allego l'articolo di Le Scienze in questione: è citato il lavoro di Oliver Just del GSI pubblicato su "monthly notices of the royal astronomical society" dove si sostiene la tesi della prevalente origine degli elementi pesanti presenti nell'Universo legata ai dischi di accrescimento dei buchi neri più che al momento della fusione di stelle di neutroni (confesso di non aver rintracciato l'articolo originale ed aver dunque letto soltanto la sintesi di Ricci).

Quanto affermato nell'articolo di Le Scienze non mi è del tutto chiaro.

Ad una prima lettura sembrerebbe siano le condizioni del disco di accrescimento ad innescare la r-process DOPO il momento del collasso: la produzione di elementi pesanti avverrebbe dunque non istantaneamente ma lungo tutto un periodo di tempo durante il quale le condizioni indicate dall'articolo permangono (quindi giorni, settimane, anni?).
Sembrerebbe perciò addirittura possibile che la r-process possa esser innescata in un momento lontano dal collasso, ad esempio in occasione della caduta verso l'orizzonte di un corpo celeste che non sia una neutronstar o un altro BH.

Rimane tuttavia valida la sua obiezione: una volta formatisi elementi pesanti nel disco di accrescimento, come vengono proiettati all'esterno così da poter raggiungere altre zone dell'universo e contribuire alla formazione di pianeti quale il nostro?

Perdoni queste ulteriori richieste di chiarimenti, ma di natura sono molto curioso.

La ringrazio per la pazienza e le auguro un'ottima giornata!

Davide Molina

Oggetto: Re: "L'irresistibile attrazione della gravità" pg 264 "fusione Terra-Luna tra 65 miliardi di anni" Ma la Luna si sta allontanando dalla Terra e ne abbiamo prove scientifiche!
Data: Wed, 22 Jun 2022 07:09:16 +0200
Mittente: Prof. Dr. Luciano Rezzolla <rezzolla@itp.uni-frankfurt.de>
A: Davide Molina <molinadiphone@gmail.com>

Buongiorno Dott. Molina,

non conosco l'articolo di Emiliano Ricci ma l'ipotesi che elementi pesanti come l'oro o il platinum siano prodotti da scenari di collapsar mi sembra azzardata e non sostenuta da quello che sappiamo di questi processi. Deve tenere presente che la quantità di materia persa dal sistema nel caso di collapsar e' piccolissima in quanto non si tratta di una supernova, ne' di una fusione di stelle di neutroni, due processi che portano intrinsecamente all'eiezione di materia.

Detto questo, calcoli di nucleosintesi mostrano che una certa produzione d'oro avviene anche nelle esplosioni di supernova, ma non in grandi quantità in quanto le temperature e densità non sono sufficientemente alte. Le stelle di neutroni, d'altro canto, hanno il vantaggio di partire da materiale che e' gia' molto ricco di neutroni e quindi sono avvantaggiate nella produzione di elementi pesanti. E' per questa ragione che si pensa che gran parte degli elementi piu' pesanti venga appunto dalla fusione di stelle di neutroni.

Cordiali saluti,

Luciano Rezzolla

Oggetto: Re: "L'irresistibile attrazione della gravità" pg 264 "fusione Terra-Luna tra 65 miliardi di anni" Ma la Luna si sta allontanando dalla Terra e ne abbiamo prove scientifiche!
Data: Mon, 20 Jun 2022 18:59:27 +0200
Mittente: Davide Molina <molinadiphone@gmail.com>
A: Prof. Dr. Luciano Rezzolla <rezzolla@itp.uni-frankfurt.de>
Gentile dott. Rezzolla,
ho ancora una domanda da porle.

Nel febbraio 2021 ho scritto un articolo per il magazine Focus intitolato "Noi e l'oro" (di cui le allego il PDF) con argomento il metallo prezioso della cui genesi lei cita nell'ultima pagina del suo libro.

Nella versione originale del mio scritto indicavo come possibile innesco del processo di nucleosintesi rapid-process, cui si deve la creazione di questo elemento, sia una coalescenza tra due neutron stars (come lei indica nel suo testo, ne abbiamo avuto "conferma sperimentale" circa 4 anni prima dall'osservazione del GRB 170817A a seguito dell'evento GW170817) che una collapsar, stella di grandi dimensioni, qualora si verifichino particolari condizioni nel momento in cui essa collassa in buco nero ("disco di accrescimento toroidale in rapida rotazione dotato di circa 1/100 - 1/10 masse solari").

La redazione del magazine mi ha suggerito di eliminare questa seconda ipotesi in quanto supportata esclusivamente da simulazioni numeriche in assenza di una verifica diretta o indiretta.

Nel numero di gennaio 2022 un articolo comparso su "Le Scienze" a firma di Emiliano Ricci sembra accreditare le collapsars quali origine principale degli elementi pesanti nel nostro universo, e pertanto mi chiedo se ci siano state negli ultimi due anni novità in merito ad osservazioni sul fenomeno di cui non sia venuto a conoscenza.

Potrebbe offrirmi qualche chiarimento sul tema?

Ancora grazie e buona serata!

Davide Molina

Elenco emails scambiate con giornalisti, scrittori e ricercatori

12 marzo 2023  Carlo Rovelli risponde alla mia domanda su possibili conseguenze dell'ipotesi buchi bianchi 254 gennaio 2023    Lisa Rand...